Di
fronte alla notizia di una imbarcazione di immigrati
avvistati vicino alla costa di un Paese, le risposte
politiche seguono, solitamente, due distinte direzioni: la
corrente di destra considera i clandestini persone
potenzialmente pericolose per la società. In genere, i
politici di destra sono favorevoli a piani di repressione
dei flussi immigratori irregolari o a normative per
l'espulsione dei clandestini. La corrente di sinistra
ritiene primario, invece, garantire l'accoglienza anche a
chi entra clandestinamente in un Paese straniero. I
politici di sinistra in genere non garantiscono, però,
adeguate opportunità lavorative e di inserimento nella
società ai clandestini. Spaccature così profonde, che
escludono qualsiasi possibilità di incontro tra rigide
posizioni di destra e di sinistra, si possono riscontrare
in quasi tutte le questioni politiche, non solo in quelle
che riguardano l'immigrazione.
Le
posizioni di uomini e di destra e di sinistra sono
infatti, generalmente, molto nette e la recinzione del
campo teorico di ciascun schieramento si rivela spesso
invalicabile. Ma la politica non può ridursi ad uno
schermo immodificabile. L'azione politica dovrebbe potersi
modellare e fondere, di volta in volta, in base alle
peculiarità di ogni singola problematica. L'errore più
grave e più frequente è quello di proporre azioni
politiche in base agli assiomi fondanti di ciascun
partito. Ma nulla è sempre uguale e sempre valido. Il
tempo, la società e l'opinione pubblica sono, ad esempio,
elementi mutevoli e variabili. Per questo, i paradigmi
politici dovrebbero essere flessibili e in grado di
rispondere adeguatamente a mutate esigenze. Dovrebbero
anche prevedere di sposare, eventualmente, tesi di partiti
rivali se il risultato offre un indiscutibile contributo
per il bene comune.
Nel
caso dell'imbarcazione con a bordo clandestini, una
fusione delle più comuni posizioni di destra e di
sinistra sul fenomeno dell'immigrazione potrebbe portare
ad una nuova ed efficace soluzione. Proviamo ad applicare,
ad esempio, idee di entrambi gli schieramenti, prevedendo
contemporaneamente sia piani di repressione che di
accoglienza nei confronti dei clandestini. Attività di
repressione utili possono essere: campagne informative
sulle reali condizioni economiche e sulle opportunità di
lavoro del Paese meta di flussi immigratori negli Stati
poveri utilizzando locali emittenti, giornali e mezzi di
comunicazione; pattugliamento dei confini degli Stati
ricchi utilizzando agenti specializzati, internet, radar e
tutte le tecnologie utili per questo fine.
Il
piano dell'accoglienza è il secondo inscindibile nodo di
una politica ambidestra: si possono contrastare i flussi
immigratori irregolari prevedendo per gli immigrati
concorsi direttamente nei Paesi poveri, con il numero di
posti fissato dal governo dello Stato di destinazione e il
tipo di lavoro stabilito dalle aziende interessate. Coloro
che vinceranno il concorso, saranno trasportati
gratuitamente nei Paesi di destinazione. A quelli che
invece non risulteranno vincitori, non sarà esclusa la
possibilità di partecipare a nuovi concorsi. In questo
modo non tenteranno di rientrare clandestinamente perchè
potranno nuovamente provare a realizzare, gratuitamente, i
loro sogni.
Questo
provvedimento sarebbe un durissimo colpo per i mercanti di
clandestini. Ma richiederebbe costi ingenti. Le aziende
saranno probabilmente disponibili a sobbarcarsi i costi
per l'organizzazione dei concorsi e il trasporto degli
immigrati se, in cambio, si potranno stipulare contratti
di lavoro a condizioni più convenienti per le imprese:
condizioni più convenienti possono essere salari più
bassi rispetto a quelli medi per quel tipo di lavoro e
agevolazioni fiscali. Gli immigrati vincitori del concorso
otterranno un contratto di lavoro, per la durata di almeno
cinque anni, con un salario più basso ma con uno status
non da clandestino. Otterranno anche un alloggio
provvisorio, a carico dell'azienda presso cui lavorano. Il
contratto potrà essere rescisso in qualsiasi momento
esclusivamente dal lavoratore e, dall'azienda, solo nel
caso di gravi inadempienze da parte del lavoratore. Se il
lavoratore rescinde il contratto prima della scadenza
rinuncia a qualsiasi diritto e sarà riaccompagnato nel
proprio Paese. Dopo cinque anni di lavoro, l'azienda sarà
obbligata a proporre un nuovo contratto di almeno altri
cinque anni con un adeguamento salariale. Ma il lavoratore
non avrà più diritto all'alloggio, che nei cinque anni
precedenti era a carico dell'azienda. Questo è un esempio
di politica ambidestra applicata al controverso tema
dell'immigrazione. Ma l'esperimento si può ripetere anche
su altre questioni.
Amedeo
Lomonaco
